In occasione della partita di oggi col Galles, è con piacere che ripropongo l’intervista Fuori Campo realizzata lo scorso Dicembre a Mauro Bergamasco… campione di gentilezza dalla forza di acciaio.

Un bel esempio di fair play e forza… un binomio apparentemente impossibile da portare come esempio nella formazione dei futuri campioni dello sport.

Barbara Fontanesi: Mauro Bergamasco è un famoso e formidabile giocatore di rugby e proviene da una lunga tradizione di famiglia di pratica di questo sport. Quindi, la tua è da considerarsi una “vostra” avventura di famiglia che incomincia con vostro padre Arturo e che prosegue con te e con tuo fratello Mirco.

Anche la squadra è una famiglia, nella quale ciascuno dà il proprio contributo nella partita per la riuscita e la vittoria. Vittoria in campo e di qualità di vita. Come racconteresti questo legame di solidarietà con i tuoi compagni nel gioco e anche con tuo fratello considerando che siete entrambi dei campioni, e questo certamente vi permette di condividere esperienze importanti e preziose e in che modo vi sentite di appartenere alla famiglia dello sport?

Mauro Bergamasco: Fratelli siam fratelli, nome e DNA lo provano. Ma dal 2002 abbiamo avuto l’onore di giocare l’uno fianco a fianco all’altro. Per me era come giocare con un compagno in più, quattordici compagni di squadra, ma con uno che vale il doppio, uno che non perdo mai di vista e che ha la capacità di amplificare l’espressione dei principi l’espressione dei principi e dei valori che guidano il mio gioco.

Per me, per noi la famiglia ha un’importanza particolare, è un legame che non deve mai mancare, immaginate quanto può valere condividere i momenti di gioco, gioie e fatiche, anche all’interno della stessa passione, quale è il rugby. Nonostante le innumerevoli volte che abbiamo vestito la stessa maglia per giocare con lo stesso pallone da rugby, ad ogni occasione si ripete la stessa emozione, come fosse la prima volta.