Posts tagged Storie di campioni fuori dal campo

8 Marzo dedicato a Samia Yusuf Omar…

Arriva con 10 secondi di distacco nella batteria dei 200 metri alle Olimpiadi di Pechino 2008, ma la cosa incredibile è che tutto lo stadio, i giornalisti e le telecamere sono PER LEI.

Lei è SAMIA, una diciassettenne somala, che da quando ha 7 anni si allena in una Mogadiscio falcidiata dalla guerra. La più grande di sei figli, nacque nel 1991 in una famiglia povera di Mogadiscio, da un uomo ucciso da un proiettile d’artiglieria e da una fruttivendola.
Corre per anni con le scarpe del fratello, perché non ne aveva altre.
Si è allenata di notte, per sfuggire a proiettili, posti di blocco ed estremisti.

A 10 anni vince la sua prima gara e da lì non perderà più…
E il comitato olimpico Somalo si accorge di lei, proponendole di allenarsi per le Olimpiadi di Pechino.
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Fuori Campo per Ultrafilosofia: Natalia Valeeva ed il tiro con l’arco…

Natalia Valeeva è nata in Moldavia, è campionessa olimpionica di tiro con l’arco, ha compiuto imprese straordinarie vincendo gare molto prestigiose nei Campionati del Mondo della sua disciplina sportiva. Un carniere di medaglie glorioso e ricco di soddisfazioni personali.

Quando sei partita dalla Moldavia per iniziare il tuo viaggio da Est verso Ovest

Natalia Valeeva: Sono arrivata in Italia nel 1997, ho sposato l’ex arciere della squadra italiana, Roberto Cocchi. Ci siamo conosciuti nel 1990 sul campo di gara internazionale in Giorgia. Allora, è stato molto difficile prendere la decisione di mettermi in viaggio, di spostarmi in un’altra nazione, di andare in un paese straniero così lontano, ma l’amore mi ha dato una mano, mi ha fornito la spinta per partire, e ora, mi sento fortunata ad avere la mia famiglia (abbiamo tre bellissimi bimbi) e allo stesso tempo potere continuare a praticare la mia passione del tiro con l’arco.

Barbara Fontanesi: L’arco è uno strumento antichissimo, tanto antico che gli uomini lo utilizzavano già nel Paleolitico. L’arciere,

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Fuori Campo per Ultrafilosofia: Samanta Fabris sul cambiamento…

Samanta Fabris (Pola, 8 febbraio 1992) è una pallavolista croata. Gioca nel ruolo di schiacciatrice ed opposto nella LJ Volley.

La carriera di Samanta Fabris inizia nel 2008 quando entra a far parte della squadra dello ŽOK Rijeka, militante nel massimo campionato croato, alla quale resta legata per quattro stagioni, vincendo quattro scudetti consecutivi e la Coppa di Croazia 2009. Nel 2011 ottiene le prime convocazioni in nazionale. Nella stagione 2012-13 viene ingaggiata dalla squadra italiana del Chieri Torino Volley Club, in Serie A1; con la nazionale, vince la medaglia di bronzo ai XVII Giochi del Mediterraneo. Nella stagione 2013-14 passa alla LJ Volley di Modena. 

Barbara Fontanesi: Perché hai deciso di lasciare la Croazia e venire in Italia?

Fuori Campo & Anpi di Cadelbosco sul tema della memoria…

E’ con grande piacere che pubblico il video dell’amico Giancarlo Paderni registrato in occasione della giornata organizzata dall’Anpi di Cadelbosco Sopra sul tema dell’importanza della memoria nel cammino dei nostri giovani.

Una bella chiacchierata in compagnia di Renzo Ulivieri e Maria Montanari dove si sono affrontati temi importanti per chi si occupa di giovani e di educazione.

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Il futuro dei nostri giovani cammina con la nostra memoria?

Pubblico con piacere l’estratto di una bella chiacchierata fatta Sabato 21 Settembre presso l”Anpi di Cadelbosco Sopra insieme a Renzo Ulivieri, la partigiana Maria Montanari ed il giornalista Mattia Mariani di Telereggio.

“Se consideriamo la memoria una sorta di serbatoio delle conoscenze, in cui si accolgono e si ritengono le impressioni e le esperienze della nostra vita, ci rendiamo subito conto che la memoria è strettamente collegata al nostro presente ed al nostro futuro. Parlando di giovani ritengo che non ci sia futuro senza un’osservazione, anche critica ed a volte dolorosa, del nostro passato. Le società sportive in quanto luoghi educanti, dovrebbero attingere dalla memoria (propria ed altrui) per rispondere alla domanda in questione ad una condizione: che la testimonianza rimanga una traccia e non venga presa come verità assoluta.

La memoria diventa noiosa e rimane inascoltata dai giovani quando diventa un’ “Operazione Nostalgia” in cui non si riconoscono.

Nel “Mi ricordo quando…”  non c’è mai una modernità sullo sguardo.  In questo video Maria, pur sensibilizzandoci su temi universali, racconta la sua verità di quel preciso momento storico che non è il nostro, tanto meno il tempo delle ragazze del video in questione.

È come se in mezzo alla savana trovassimo l’impronta di un leone. Se andassimo a sovrapporre la nostra impronta sulla sua, ci accorgeremmo che non è la stessa. È una traccia, è un’indicazione… ma non sarà mai la nostra strada!

In generale ritengo che nello scavare dei ricordi ci debba essere sempre la costruzione di qualcosa di nuovo:  la testimonianza deve far accadere cose nuove.  Dev’essere la miccia per un’esplosione verso il futuro e questo è un compito difficile a cui siamo chiamati noi insegnati, genitori, allenatori e dirigenti delle società sportive…

La testimonianza di Maria è una testimonianza di forza, di lealtà e di impegnoha parlato poco ed ha fatto molto!

I ragazzi, ascoltando la sua testimonianza si dovranno chiedere: qual è il mio contributo personale di fronte a questa importante eredità che i miei nonni mi hanno lasciato?

La democrazia ha a che vedere con l’uguaglianza degli individui (morale e materiale) e questo concetto è assolutamente trasferibile anche nel mondo dello sport. Agli atleti, a maggior ragione giovani, occorre spiegare che dal punto di vista umano siamo tutti uguali in termini di opportunità, ma non lo siamo dal punto di vista tecnico. E qui entra il gioco un altro concetto, quello del merito, parola che sempre crea qualche malumore e malinteso…

Il concetto di democrazia ed il concetto di merito sono due dimensioni in qualche misura complementari: l’uno pone in rilievo l’uguaglianza di fronte alle opportunità, l’altro sottolinea il valore acquisito per competenze e capacità in un determinato settore.

Mi è capitato qualche volta di sentire dai genitori che ho avuto modo di conoscere: “ Ho pagato la quota e pretendo che mio figlio giochi”… un concetto molto diseducativo che pone l’accento sulla possibilità di acquistare tutto, anche il posto in squadra.

In realtà non si compra il posto in squadra ma l’opportunità di allenarsi in una bella palestra, possibilmente riscaldata e con dei seri allenatori… tutto il resto è fatica e sudore.

Picasso sosteneva che il 98% del merito è sudore… perché non possiamo farlo capire anche ai nostri ragazzi?

Educare alla democrazia significa abbattere le forme di fascismo moderno che oggi sono molto più difficili da inquadrare. Il fascismo di oggi non è lo stesso dei tempi di Mussolini. Ha a che vedere con l’informazione, con una burocrazia caotica che fa di tutto per non farci capire niente e nel nostro non comprendere, ci punisce con multe salate che ci tolgono la vita.  I nuovi fascismi sono subdoli e populisti, fanno presa sulle paure di chi soffre, sull’odio di chi vive un periodo di grande crisi. Al contempo non son facili da individuare, si dichiarano non fascisti, ma subdolamente fomentano odio, razzismo, xenofobia…

Siamo in una dittatura violenta che ci comanda con elementi difficili da riconoscere… i nostri giovani oggi sanno riconoscerla?

Cosa trasmettiamo a loro noi allenatori, genitori, dirigenti, nonni?

Dov’è finita la dignità dell’uomo se si arriva a suicidarsi per il lavoro… durante la resistenza il nemico era chiaro e visibile oggi non lo è. Oggi ci istigano al suicidio per rimanere impuniti. Manteniamo una casta che è solo preoccupata di salvaguardare la propria poltrona ed i propri interessi.

Anche Mussolini è stato socialista, qualche strada e qualche legge giusta l’ha fatta, ma poi è diventato impero.

La memoria quindi funzione se produce:

–      il ringraziamento dei nostri nipoti (delle conquiste fatte);

–      se diventa testimonianza e non un catalogo di date e di episodi;

–      se la traccia viene  tradotte in novità.

Maria ci comunica che dobbiamo avere coraggio e che le conquiste fatte in passato non si sono acquisite per sempre… ogni santo giorno va rinnovata l’attenzione su di esse mantenendo la guardia alta.

Questo, a mio modesto parere, è un discorso umano e non politico…”

Barbara Fontanesi

 

 

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Serata Fuori Campo a Cadelbosco Sopra (RE)

“Un’esperienza al limite, cioè estrema, non può rimanere aneddoto, deve scuotere!” Reynold Messner

Della memoria e dell’esperienza al limite ne parliamo stasera a Cadelbosco Sopra (Re) alle ore 17,30 presso la Palestra Comunale, commentando il video realizzato dal progetto Fuori Campo, insieme a Renzo Ulivieri e Maria Montanari…

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Fuori Campo col maestro Giordano Mazzi

Continua il viaggio delle Gialle nei meandri della creatività fuori dal campo di volley e per l’occasione ieri ci è venuto a trovare il maestro Giordano Mazzi, tastierista di artisti del calibro di  Mia MartiniAnna OxaAdriano CelentanoFrancesco BacciniPoohLuisa CornaRiccardo FogliClaudio Baglioni, Ivana SpagnaLaura Pausini,Amanda MiguelFiordalisoRonToscaAndrea Mingardi per citarne alcuni…

Un curriculum di tutto rispetto che ci ha stimolato a pensare ad un’idea musicale da condividere… vedremo se riusciremo a mettere d’accordo dodici “piccole” grandi donne…

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Fuori Campo per Ultrafilosofia: Giovanni Guidetti…

In occasione della meritata medaglia d’argento vinta ieri sera ai Campionati Europei di Volley Femminile, ripubblichiamo con piacere la recente intervista del coach della Nazionale tedesca Giovanni Guidetti per scoprire uno dei segreti del coach modenese, da tanti anni protagonista sui campi internazionali del volley mondiale.

“Caro Giovanni, quando hai deciso di intraprendere la tua carriera di allenatore di pallavolo quale è stata la tua scommessa, la tua sfida, e dalla tua esperienza quali invenzioni ritieni ne siano scaturite?
Giovanni Guidetti: Cara Barbara la tua domanda non è delle più semplici anche perché non c’è una sola risposta, le risposte possono essere tante e svariate.
Soprattutto quella che mi fai è una domanda che più volte ho rivolto a me stesso. È chiaro che se sono diventato un discreto allenatore e se ho ottenuto qualche successo è perché mi sono messo sempre in gioco e ho spesso rischiato un po’ alla cieca.”

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Coco Chanel

A proposito di libertà, la vita di Coco non è tutta in discesa. Nella seconda metà degli anni trenta le operaie occupano la fabbrica grazie all’influenza del Fronte popolare e la stilista, forse per vendetta, chiude la casa di moda. Durante la guerra si lega ad un capo delle Ss e si impegna a raggiungere Churchill per favorire una pace con la Germania. Insomma un personaggio del tutto “controcorrente”. Arrestata per poche ore durante la liberazione di Parigi, dopo un breve periodo in Svizzera solo nel ’53 tornerà a Parigi per riaprire la sua casa di moda. Coco Chanel è stata la creatrice di un nuovo modello femminile del Novecento. La donna che acquisiva un ruolo attivo nella società contemporanea, che non lasciava sul campo nessuna delle sue armi di seduzione ma che acquistava in capacità di ironia e in dinamicità. Audrey Hupburn che impersona Holly in Colazione da Tiffany, resterà il più grande spot per lo stile Chanel. Un com’eravamo ma anche un come saremo, spero, per molti anni a venire…

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